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Il valore della diagnostica allergologica raccomandata dalle linee guida: quando utilizzare i test singleplex e multiplex

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Laboratorians and Lab Operations

Pubblicato: luglio 2026

Revisione medica da parte di: 
Anna Asarnoj, MD, PhD


Le diagnosi accurate iniziano con la scelta del test più appropriato

L'obiettivo della diagnostica allergologica è fornire informazioni clinicamente rilevanti che aiutino i clinici a rispondere al loro quesito diagnostico, a formulare una diagnosi accurata e a orientare una gestione appropriata dei pazienti.

Oggi la diagnostica allergologica offre ai laboratori una gamma di test più ampia che mai. Tra questi, il test delle IgE specifiche singleplex (sIgE) e la profilazione molecolare multiplex.

I test singleplex misurano le risposte delle sIgE ai singoli allergeni (sia estratti interi che componenti molecolari), fornendo risultati quantitativi altamente sensibili. I test multiplex valutano contemporaneamente le risposte delle IgE a più allergeni e forniscono generalmente risultati semi-quantitativi.  Questi approcci forniscono informazioni complementari e svolgono ruoli distinti nelle diverse fasi del percorso diagnostico.1–4

Poiché questi approcci si basano su piattaforme analitiche differenti, è importante ricordare che i risultati ottenuti con diversi test in vitro commerciali non devono essere confrontati direttamente né utilizzati in modo intercambiabile. Le differenze nella progettazione dei test, nella presentazione degli allergeni e nelle metodologie di rilevazione influenzano infatti i risultati dei test e richiedono un’interpretazione specifica per ciascun test. Quando i laboratori adottano una piattaforma diagnostica diversa, è necessaria una validazione specifica del test piuttosto che l’applicazione di cutoff o fattori di conversione comuni.5–8

Pertanto, la sfida non è scegliere una tecnologia rispetto a un'altra, ma scegliere l'approccio diagnostico più appropriato per ogni paziente per tutto il percorso diagnostico.

È importante sottolineare anche che la rilevazione delle sIgE verso un allergene indica una sensibilizzazione ma non conferma, di per sé, la presenza di un'allergia clinicamente rilevante. Alcuni/e pazienti sono sensibilizzati/e ma non sviluppano sintomi, mentre altri/e manifestano reazioni allergiche nonostante concentrazioni relativamente basse di sIgE verso uno specifico allergene. Di conseguenza, qualsiasi risultato, positivo o negativo, relativo alle sIgE verso un allergene deve essere interpretato alla luce dell'anamnesi clinica dei pazienti. Pertanto, i risultati di laboratorio devono sempre essere interpretati insieme all'anamnesi clinica e all'esame obiettivo dei pazienti per consentire una diagnosi accurata e una gestione adeguata.1–4,9

“Una delle principali sfide in questo senso riguarda i pazienti riferiti a visita specialistica dopo essere stati sottoposti a un ampio panel di test per le IgE. I risultati di questi test, talvolta eseguiti diversi anni prima del rinvio a visita specialista, hanno portato a raccomandare l’esclusione di alimenti che il bambino non aveva mai consumato oppure che in precedenza tollerava senza manifestare alcun sintomo”.

— Anna Asarnoj, MD, PhD - Pediatric Allergist, Associate Professor, Consultant Physician, Karolinska Institute

Le linee guida internazionali raccomandano un approccio graduale guidato dal quadro clinico, in cui l'anamnesi clinica dei pazienti orienta le indagini di laboratorio. Di solito, i test mirati con allergeni estrattivi rappresentano la prima indagine in vitro consigliata quando si sospetta un'allergia IgE-mediata. Quando è necessario un maggiore livello di precisione diagnostica, la diagnostica molecolare (component-resolved diagnostics, [CRD]) può rivelarsi utile per distinguere una sensibilizzazione primaria dalla reattività crociata. I test multiplex possono fornire informazioni molecolari più ampie per pazienti con quadri clinici complessi, per esempio, in caso di polisensibilizzazione complessa, di anafilassi idiopatica o di indagini mirate che non hanno consentito di rispondere pienamente al quesito clinico.1–4,6

Non esiste un unico approccio diagnostico adatto a tutti i soggetti. Utilizzare il test giusto nella fase giusta del percorso diagnostico consente ai laboratori di fornire ai clinici risultati al tempo stesso clinicamente rilevanti ed efficienti dal punto di vista operativo. Una strategia diagnostica mirata e raccomandata dalle linee guida contribuisce inoltre a ridurre al minimo i riscontri clinicamente non rilevanti, a ottimizzare l’impiego delle risorse e a supportare decisioni cliniche più appropriate.

Grafico che mostra le 5 fasi del percorso del soggetto allergico: 1. Sospetto (anamnesi medica), 2. È una sensibilizzazione allergica?, 3. A cosa è allergico il soggetto?, 4. Qual è il trattamento migliore?, 5. Polisensibilizzazione complessa o anafilassi idiopatica.

* Da interpretare in base ai sintomi del soggetto, all’anamnesi clinica e ad altri risultati (test cutanei, test di provocazione, ecc.) ** Domande cliniche

Punti chiave per i laboratori

Supportare i clinici nella scelta delle indagini di laboratorio in base all'anamnesi clinica dei pazienti.

Utilizzare gli ImmunoCAP™ sIgE tests mirati verso allergeni estrattivi come prima indagine di laboratorio raccomandata quando si sospetta la presenza di allergeni clinicamente rilevanti.

Integrare la diagnostica molecolare quando è necessario un maggiore livello di precisione diagnostica.

Considerare i test multiplex in pazienti accuratamente selezionati/e con polisensibilizzazione complessa, anafilassi idiopatica o nei casi in cui le indagini mirate non abbiano consentito di rispondere pienamente al quesito clinico.

Fornire risultati che possano essere interpretati alla luce dell'anamnesi clinica dei pazienti, a supporto di decisioni cliniche più appropriate.

In che modo la diagnostica singleplex supporta il percorso diagnostico?

I risultati quantitativi supportano decisioni cliniche più consapevoli

Uno dei principali punti di forza dei test singleplex è la capacità di fornire valori quantitativi reali delle sIgE verso gli allergeni, a supporto del processo decisionale clinico.

I test ImmunoCAP per le sIgE quantificano le sIgE verso gli allergeni estrattivi e le componenti molecolari con elevata sensibilità analitica, misurando in modo affidabile le concentrazioni fino al limite inferiore di quantificazione (0,1 kUA/l), grazie al fatto che l’antigene sia disponibile in eccesso.10

Michael Thorpe et al. hanno esaminato in modo approfondito le evidenze sul significato clinico delle basse concentrazioni di sIgE verso gli allergeni (0,1–0,35 kUAl) in relazione a diversi fattori scatenanti allergici. Nei bambini con sospetta allergia alle arachidi, un cutoff di 0,1 kUA/l  ha raggiunto una sensibilità del 100% per Ara h 2. Allo stesso tempo, nei/ neonati, ha migliorato la rilevazione della sensibilizzazione clinicamente significativa alle arachidi dal 97% al 100% con l'estratto di arachidi, e, dall'89% al 94% con Ara h 2. Risultati simili sono stati riportati per le allergie a nocciole e noci, dove un sottoinsieme di persone clinicamente allergiche presentava livelli di sIgE compresi tra 0,1 e 0,35 kUA/l. I benefici diagnostici si estendono anche ad altri allergeni quali pesca, gatto, cane, farmaci (rocuronio e suxametonio) e veleno di vespa. Una maggiore sensibilità analitica consente di formulare una diagnosi in pazienti con un'anamnesi clinica fortemente suggestiva di reazioni che in altri casi sarebbero stati classificati come sieronegativi.

Nell'insieme, questi risultati indicano che basse concentrazioni di sIgE (0,1–0,35 kUA/l) possono rappresentare una sensibilizzazione clinicamente significativa e che le soglie diagnostiche ottimali dovrebbero essere definite in funzione del contesto clinico.10

I test mirati delle componenti molecolari migliorano la chiarezza diagnostica

medico di medicina generale con paziente

Quando, dopo un test ImmunoCAP per le sIgE diretto contro gli allergeni estrattivi, è richiesto un livello più elevato di precisione diagnostica, la CRD singleplex può essere sufficiente se la sensibilizzazione dei pazienti viene stabilita da un numero limitato di componenti molecolari clinicamente rilevanti.

Per esempio, nell'allergia agli anacardi, Ana o 3 rappresenta la principale proteina di deposito allergenica. Secondo uno studio pubblicato su Allergy da Joanna Jerzyńska e colleghi/e, quasi l'82% dei pazienti con anafilassi grave indotta da Ana o 3 era monosensibilizzato ad Ana o 3.11

Questo esempio dimostra come i test CRD integrino i test diretti contro gli allergeni estrattivi, aumentando la precisione diagnostica e aiutando i clinici a rispondere a specifici quesiti diagnostici, a supporto di una diagnosi e di una gestione delle allergie più consapevoli, sempre nel contesto dell'anamnesi clinica dei pazienti.

Distinguere la sensibilizzazione primaria dalla reattività crociata

La CRD migliora la precisione diagnostica aiutando a distinguere una reale sensibilizzazione primaria da una reattività crociata clinicamente irrilevante.

Nelle allergie alimentari, la sensibilizzazione alle profiline o alle proteine PR-10 può produrre risultati positivi ai test delle IgE basati sugli estratti allergenici, senza indicare necessariamente un’allergia primaria ai pollini o agli alimenti clinicamente rilevante. Quando interpretati nel contesto dell'anamnesi clinica dei pazienti,  i test mirati diretti contro le componenti molecolari aiutano a distinguere una reale sensibilizzazione da una reattività crociata, migliorando così la precisione diagnostica e riducendo il rischio di restrizioni alimentari non necessarie.12

Un'altra fonte di reattività crociata è rappresentata dai determinanti carboidrati cross-reattivi (cross-reactive carbohydrate determinants, [CCD]). I CCD sono strutture di carboidrati presenti nelle glicoproteine di origine vegetale, nei veleni di insetti e nel lattice (ma assenti negli esseri umani) che inducono la produzione di anticorpi IgE anti-CCD in circa il 20–25% dei soggetti atopici. Sebbene gli anticorpi IgE diretti contro i CCD possano causare una sensibilizzazione apparente a molteplici veleni di imenotteri e portare a risultati falsamente positivi per le sIgE contro gli allergeni, raramente hanno rilevanza clinica.13-15

La valutazione delle sIgE anti-CCD, per esempio mediante il componente allergenico ImmunoCAP™ o214 (MUXF3 CCD) , può aiutare a identificare i pazienti in cui le risposte positive a molteplici sIgE verso veleni sono attribuibili a una reattività crociata CCD-mediata piuttosto che a una sensibilizzazione clinicamente rilevante. Nell'allergia al veleno degli imenotteri, la diagnostica molecolare mediante allergeni marker — come Ves v 1 e Ves v 5 per il veleno di vespula e Api m 1, Api m 3, Api m 4 e Api m 10 per il veleno di ape mellifera — consente di identificare il veleno responsabile della sensibilizzazione primaria nella maggior parte dei pazienti. Tuttavia, risultati positivi delle sIgE sia per il veleno d’ape sia per i veleni di vespidi possono comunque verificarsi a causa di una reale doppia sensibilizzazione conseguente all’esposizione a specie differenti oppure per effetto della reattività crociata tra proteine omologhe dei veleni.

Di conseguenza, l'interpretazione delle sensibilizzazioni multiple ai veleni dovrebbe integrare l'anamnesi clinica, il profilo degli allergeni marker e, quando opportuno, i risultati delle sIgE anti-CCD, al fine di distinguere una sensibilizzazione clinicamente rilevante da una reattività crociata.15,16

“In 25 anni di pratica pediatrica, raramente ho avuto bisogno di test multiplex a microarray perché, nella maggior parte dei casi, un'anamnesi clinica approfondita è sufficiente per orientare la scelta dei test mirati verso IgE specifiche. Tuttavia, nel caso di pazienti con molteplici sensibilizzazioni e sintomi sospetti ma poco chiari a molteplici fattori scatenanti, i test multiplex a microarray potrebbero rivelarsi utili per mappare i loro profili di sensibilizzazione.”

— Anna Asarnoj, MD, PhD - Pediatric Allergist, Associate Professor, Consultant Physician, Karolinska Institute

I test quantitativi supportano la gestione a lungo termine dei pazienti

Il valore del test quantitativo delle IgE verso gli allergeni va oltre la diagnosi.

Studi di coorte dalla nascita hanno dimostrato che la presenza, nella prima infanzia, di una reattività IgE diretta verso un numero limitato di componenti allergenici è associata al successivo sviluppo di asma e rinite allergica. Questi dati suggeriscono che le risposte delle sIgE a specifici componenti molecolari possano fornire informazioni prognostiche clinicamente utili sul rischio futuro di sviluppare malattie respiratorie allergiche.17,18

Inoltre, uno studio longitudinale di coorte dalla nascita, basato su test ImmunoCAP ripetuti nel tempo, ha dimostrato che le IgE totali e le sIgE verso gli allergeni possono essere monitorate dall’infanzia fino all’adolescenza. A partire da circa 5 anni di età, le IgE totali e le sIgE complessive verso gli allergeni hanno mostrato andamenti longitudinali paralleli, indicando che le misurazioni quantitative seriali delle IgE riflettono l’evoluzione della sensibilizzazione allergica nel tempo. Questi risultati suggeriscono che una valutazione longitudinale delle IgE potrebbe avere valore per una futura valutazione del rischio, anche se è necessaria un'ulteriore validazione clinica.19

In quali casi i test multiplex completano il percorso diagnostico

I test multiplex consentono la rilevazione simultanea di anticorpi sIgE diretti contro più allergeni in un unico test, fornendo un ampio profilo di sensibilizzazione molecolare da un singolo campione dei pazienti.1

medico di medicina generale con paziente

I test multiplex immobilizzano quantità ridottissime di molecole allergeniche, offrendo sia vantaggi che limiti. Il loro principale vantaggio è la possibilità di ottenere ampi profili molecolari di sensibilizzazione utilizzando volumi minimi di campione, rendendo questi test particolarmente utili nei pazienti pediatrici con polisensibilizzazione complessa, in cui la quantità di campione disponibile può essere limitata. Tuttavia, a causa della ridotta quantità di allergeni immobilizzati, alcuni anticorpi sIgE verso l'allergene possono non legarsi all'allergene, mentre gli isotipi anticorpali concorrenti, in particolare le IgG, possono ridurre ulteriormente il legame delle sIgE. Questo fenomeno può determinare una sottostima dei livelli di sIgE verso gli allergeni.2 Di conseguenza, questi test presentano un intervallo di linearità più ristretto e forniscono misurazioni semiquantitative piuttosto che pienamente quantitative. 

Nei casi di polisensibilizzazione complessa e anafilassi idiopatica, quando i test convenzionali non sono conclusivi

I test multiplex possono fornire ulteriori informazioni clinicamente utili in specifici scenari clinici complessi, in particolare quando i/le pazienti presentano polisensibilizzazione complessa, anafilassi idiopatica o quando le indagini mirate non hanno fornito un livello sufficiente di chiarezza diagnostica.2

Per esempio, in una coorte multicentrica di pazienti con anafilassi idiopatica, il test multiplex utilizzando il test ImmunoCAP™ ISAC E112i* ha identificato quasi la metà delle sensibilizzazioni allergeniche non rilevate nelle indagini precedenti.20

Favorire esiti migliori per i pazienti

I laboratori svolgono un ruolo centrale nel supportare una diagnosi accurata delle allergie. Ogni decisione relativa alla scelta dei test influisce sulla qualità delle informazioni a disposizione dei clinici e, in ultima analisi, sull’assistenza ricevuta dai pazienti. Una diagnostica allergologica efficace non consiste nell’eseguire un numero elevato di test, ma nell’utilizzare il test giusto al momento giusto. Un approccio graduale, che inizia con un'attenta raccolta dei dati anamnestici, seguita da test quantitativi mirati delle sIgE ImmunoCAP che utilizzano allergeni estrattivi e componenti molecolari, con profilazione molecolare multiplex riservata ai casi clinicamente indicati, consente di seguire una strategia equilibrata per la maggior parte dei pazienti. Non esiste una strategia diagnostica universalmente valida per qualsiasi paziente. I test singleplex e multiplex dovrebbero essere considerati strumenti diagnostici complementari, così come i test sugli allergeni interi e sui componenti allergenici forniscono informazioni cliniche complementari. Capire quando utilizzare ciascun test favorisce una diagnosi e una gestione appropriate delle allergie attraverso un approccio personalizzato e centrato sul/la paziente.

Domande frequenti

I test singleplex misurano gli anticorpi sIgE verso allergeni estrattivi o componenti molecolari e forniscono risultati quantitativi che favoriscono la diagnosi, la valutazione dei pazienti e la valutazione del rischio. I test multiplex valutano gli anticorpi sIgE diretti contro più allergeni contemporaneamente, fornendo un più ampio profilo molecolare di sensibilizzazione di tipo semiquantitativo che può supportare l’approfondimento di specifici quadri clinici complessi.

Le linee guida internazionali raccomandano i test mirati singleplex delle sIgE come prima indagine di laboratorio per la maggior parte de pazienti con sospetta allergia IgE-mediata. Sono particolarmente utili quando l'anamnesi clinica suggerisce specifici allergeni responsabili oppure quando sono necessarie misurazioni quantitative delle sIgE verso gli allergeni.

I test multiplex possono fornire maggiori informazioni clinicamente rilevanti in determinati scenari clinici complessi, per esempio, in presenza di polisensibilizzazione complessa, anafilassi idiopatica o quando le indagini mirate non hanno permesso di rispondere in modo completo al quesito diagnostico.

Sì. Quando i test allergologici iniziali basati sugli allergeni estrattivi e la CRD mirata non consentono di spiegare pienamente il profilo di sensibilizzazione dei pazienti oppure quando la rilevanza clinica di allergeni potenzialmente cross-reattivi rimane incerta, è possibile adottare un approccio diagnostico a U. Questa strategia inizia con il tradizionale approccio “top-down” (anamnesi clinica, esame e test basati su allergeni interi, seguiti dai test dei componenti allergenici) e, qualora persistano incertezze diagnostiche, si amplia con un approccio “bottom-up” basato su panel molecolari delle sIgE più ampi. Tali panel sono particolarmente utili in pazienti con polisensibilizzazione complessa, poiché aiutano a distinguere una reale sensibilizzazione da una reattività crociata, a chiarire la rilevanza clinica dei profili di sensibilizzazione e a orientare decisioni terapeutiche quali l’evitamento degli allergeni o l’immunoterapia allergene-specifica. La decisione di ricorrere a test molecolari più ampi dovrebbe essere personalizzata sulla base dei risultati della valutazione diagnostica iniziale.2

Continua a esplorare le soluzioni di diagnostica allergologica

Il portfolio delle soluzioni di diagnostica allergologica ImmunoCAP promuove un approccio basato sulle linee guida, con test quantitativi delle sIgE, diagnostica delle componenti molecolari e soluzioni multiplex che aiutano i laboratori a fornire risultati clinicamente significativi. Capire quando applicare ciascun approccio aiuta i laboratori a favorire decisioni cliniche più appropriate e contribuire a migliori esiti per i pazienti. Una diagnosi allergologica migliore non dipende dalla produzione di una maggiore quantità di dati, ma dalla capacità di fornire le informazioni giuste al momento giusto, a supporto di una diagnosi e di una gestione dell’allergia appropriate.

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